L'universo finito: Indagine sull'ipotesi della simulazione, la fisica dell'informazione e i limiti di ciò che il mondo può contenere (Prove alla mano)

Nel 2003 un filosofo di Oxford dimostrò che almeno una fra tre proposizioni è vera. Da allora, quasi tutti citano la terza — e quasi nessuno ha letto l'articolo.

L'idea che l'universo sia una simulazione è diventata in vent'anni l'unica metafisica di cui si parli. Le prove che vengono portate a sostegno sono sempre le stesse sette: la lunghezza di Planck come pixel dello spazio, la velocità della luce come limite di rendering, il collasso della funzione d'onda come ottimizzazione delle risorse.

Questo libro comincia buttandole via tutte e sette. Non perché i fatti che invocano siano falsi — sono veri, misurati, replicati — ma perché il passaggio dal fatto alla conclusione non c'è. E due di quelle prove, guardate da vicino, sono argomenti contro la tesi che dovrebbero sostenere.

Sgombrato il tavolo, resta una domanda che produce esperimenti invece di opinioni: di che cosa è fatto il mondo? È un continuo, divisibile all'infinito, capace di contenere in ogni granello una quantità illimitata di dettaglio? Oppure ha un budget — un numero finito di gradi di libertà, un ritmo massimo di aggiornamento, una precisione oltre la quale non si dà nulla?

La risposta è stata misurata. Non da chi cercava la simulazione, ma da fisici che lavoravano su tutt'altro e che in gran parte non sapevano di occuparsi dello stesso problema: l'entropia dei buchi neri, il costo termodinamico di cancellare un bit, la quantizzazione del flusso magnetico, i limiti di velocità nei sistemi quantistici, la geometria come codice a correzione d'errore.

Ne emergono nove ostacoli, in sette aree di ricerca che fra loro non si citano, ciascuno con scritto accanto l'esperimento che lo farebbe cadere. Nove modi espliciti di avere torto.

Il libro dice anche, in chiaro, che cosa non dimostra — e rinuncia per strada all'immagine più popolare di tutte, quella dell'universo come griglia di celle che si aggiornano, perché un teorema del 1981 la esclude e nessuno l'ha aggirato in quarantacinque anni.

Un saggio d'inchiesta sulla fisica dell'informazione, scritto con un metodo dichiarato in apertura e verificabile riga per riga: centosedici fonti consultate in originale, quarantasette correzioni registrate, ventitré delle quali contro la tesi dell'autore.

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