Quasi Giganti: Un'indagine storica e archeologica: dai nephilim della Bibbia ai patagoni, le fonti, le carte, le ossa (Prove alla mano)

Nel 1529 il cosmografo della Corona spagnola disegna la carta ufficiale del mondo conosciuto. Sulla Patagonia, in una glossa scritta in mare e per questo mai letta da nessuno, annota che laggiù vivono uomini di grandi corpi, casi gigantes. Quasi giganti. Cinquant'anni dopo, ad Anversa, quel «quasi» è sparito.

Questo libro segue una cifra attraverso tremila anni di documenti: dal letto di ferro di Og e dai nephilim della Genesi alle carte nautiche del Cinquecento, dalle relazioni dei navigatori in Terra del Fuoco agli scheletri misurati nei laboratori di oggi. Non per stabilire se i giganti siano esistiti, ma per una domanda più precisa e più difficile: che cosa dicono esattamente i documenti, e che cosa è stato aggiunto da chi li ha ricopiati.

Il risultato è una raccolta di quattordici vincoli — fatti documentati che restringono le ricostruzioni possibili — ciascuno con la propria condizione di revisione dichiarata: il documento che lo farebbe cadere.

Lungo la strada si scopre che il testimone oculare non dà quasi mai una cifra e che chi la dà non ha visto; che una statura può crescere del ventisei per cento in settantacinque anni senza che nessuno sia tornato a guardare; che un curatore del Settecento attribuisce ai propri testimoni una misurazione che uno di loro nega dodici pagine dopo, nello stesso volume. E si scopre anche il contrario di quello che ci si aspetta: una stirpe di giganti è esistita davvero, ha una causa nota, un antenato databile e una fotografia su un giornale del 1918.

In appendice, per intero, il registro delle centocinquantacinque correzioni che l'autore ha dovuto fare contro se stesso mentre scriveva — comprese due citazioni che suonavano perfette e che non esistevano.

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