Chiedetelo a Dino: le cronache di casa Malipiero
Un padre in commissione. Il fidanzato della figlia tra i candidati. E un paese intero che ha già deciso come andrà a finire.
Il preside gira il foglio sulla scrivania come si gira una radiografia verso il paziente. I calcoli sono stati fatti tre volte: la quinta B ha bisogno del commissario interno di filosofia, e quel commissario non può essere che Vittorio Malipiero. In quella quinta B, però, siede Giacomo — il ragazzo che da due anni pranza la domenica a casa Malipiero e che ha già chiesto udienza formale per il futuro con Margherita. Parentela: nessuna. Affinità in senso giuridico: nessuna. Incompatibilità: inesistente, dice il regolamento.
Esiste solo nella testa di Vittorio. E in quella di San Bortolo, che di regolamenti non legge nemmeno una riga.
L'estate comincia con una lettera di donna Elvira che stavolta non è un invito ma un ordine di servizio: i due maturandi sono convocati in villa, il Ceschin predisporrà l'occorrente, e il ripasso si terrà sotto il pergolato con la disciplina di un collegio austroungarico. L'autunno porta di peggio. Il Gustavo deve rifare il bancone del bar e, invece di chiedere consiglio a un falegname, si ferma davanti al cancello dei Malipiero e domanda: «Alora, Dino. Rovere o noze?»
Nasce così il consultorio. Il paese ha smesso di decidere da solo: viene a chiedere al cane. È comicissimo, e Vittorio è l'unico a non riderne fino in fondo — perché riconosce in quella fila di postulanti la stessa tentazione che coltiva lui: far giudicare qualcun altro al posto proprio, per non doversi assumere il peso di giudicare Giacomo.
Poi arriva il veleno. Non dal bar, dove le cose si dicono in faccia, ma dal parrucchiere della Wanda, confessionale laico dove i sussurri entrano come pettegolezzi ed escono come verità. Basta una frase lasciata cadere sotto il casco — «contro certe cose non si può competere» — perché un anno di lavoro di un ragazzo diventi sospetto e un professore con trentun anni di cattedra si ritrovi a dover dimostrare la propria onestà a un intero paese che, fino al mese prima, gli portava i bambini da far interrogare.
A rimettere le cose a posto sarà la persona da cui Vittorio si aspettava il colpo di grazia: la professoressa Elena Sartori, presidente di commissione, grigio ferro, nessun sorriso, occhi che non ti guardano per conoscerti ma per verificarti. Affronterà il caso di incompatibilità in venti minuti, davanti a tutti, nel solo modo che le interessa: quello giusto.
Intanto Bianca ha quattordici anni e un compagno di banco, Tommaso Faggian. E la bambina che archiviava delibere e cronometrava i silenzi scopre che esistono cose che nessun fascicolo spiega.
La mattina dell'orale l'aula magna del Brocchi è piena come non era mai stata. Ci sono le due famiglie, il sindaco in prima fila, mezzo paese in piedi in fondo. E in cortile, sotto la finestra aperta, seduto composto, c'è chi in questa storia ha sempre giudicato per primo e non ha mai sbagliato.
Terzo e ultimo capitolo delle Cronache di casa Malipiero: il più tenero dei tre, e quello in cui si ride della cosa più seria di tutte — il momento in cui un padre deve valutare con imparzialità un ragazzo che vuole come genero, sapendo che qualunque voto darà sarà letto male da qualcuno.
Si chiude un ciclo di tre anni, tre estati e tre cene in giardino. E nell'ultima pagina Vittorio scopre che, tre porte più in là, la stessa storia la stava scrivendo qualcun altro.
Nella tradizione di Guareschi e Wodehouse: una commedia di provincia dove si ride per due pagine e alla terza ci si commuove senza accorgersene.
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