Possiamo stringerci: Piccola antropologia ironica del cliente al ristorante

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Possiamo stringerci: Piccola antropologia ironica del cliente al ristorante
Autore
Maurizio Fiorentini
Pubblicazione
07/09/2026
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Quante volte, al ristorante, avete sentito pronunciare frasi come «Possiamo stringerci?», «Ma quel tavolo è vuoto», «Faccia lei» oppure «Poco ghiaccio, così ce n’è di più»?

Dietro ogni prenotazione, ogni tavolo e ogni menu si nasconde un piccolo universo umano: chi prenota per quattro e si presenta in otto, chi arriva con un’ora di ritardo e si stupisce se qualcuno ha telefonato per sapere dove fosse finito, chi considera un tavolo vuoto automaticamente disponibile, chi trasforma un piatto fino a renderlo irriconoscibile e chi dichiara un’allergia rigorosissima, salvo poi assaggiare dal piatto dell’amico.

Possiamo stringerci è una piccola antropologia ironica del cliente al ristorante, osservato nel momento in cui entra, cerca posto, si accomoda e ordina.

Con uno sguardo divertito, caustico ma mai rancoroso, Maurizio Fiorentini racconta situazioni vere, appena romanzate, nelle quali camerieri, ristoratori e clienti riconosceranno qualcosa di molto familiare: tavoli che sembrano potersi allargare all’infinito, prenotazioni dal numero variabile, menu trattati come una base di negoziazione, taglieri sottoposti a complicati calcoli di divisione e richieste apparentemente semplici che, dall’altra parte del tavolo, semplici non sono affatto.

Perché al ristorante il cliente vede ciò che chiede, mentre chi lavora vede tutto ciò che bisogna fare per renderlo possibile.

E allora si spostano sedie, si ridisegnano tavoli, si modificano piatti, si discutono porzioni, si cercano birre impossibili e si contano cubetti di ghiaccio.

Un libro per chi lavora nella ristorazione, per chi ama osservare le persone e soprattutto per chi è disposto a sospettare, almeno per qualche pagina, che il cliente raccontato nel capitolo potrebbe non essere sempre il proprio cognato.

Dopo averlo letto, entrerete ancora al ristorante. Ma probabilmente guarderete quel tavolo vuoto con un po’ più di cautela.

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