Le vite in atto: Sette storie di teatro

«Mi sono reso conto di essere morto tantissime volte e di essermi reincarnato in altri personaggi, in altre vite, in altre conoscenze, grazie a questo lavoro.» È questo che fa un attore: presta il volto e la voce a esistenze che non sono la sua, impara a conoscerne paure e desideri, finché per qualche ora non diventano anche i suoi. Poi lo spettacolo finisce, le luci si spengono, e quella vita che dovrebbe scomparire in qualche modo resta. Dopo più di trent’anni sul palco, Vinicio Marchioni torna sui propri passi – ora dolorosi, ora divertiti – alla riscoperta delle vite che ha vissuto dentro la propria, dei personaggi che hanno abitato il suo corpo, lo hanno plasmato e cambiato. Sono quelle di Oreste e di Stanley Kowalski, di Zio Vanja e di Riccardo III; ma sono anche le vite degli autori che li hanno immaginati, dei maestri incontrati, dei compagni di scena, degli spettatori intravisti oltre il buio della platea. E, a poco a poco, il teatro diventa il luogo da cui osservare qualcosa di più profondo. Perché non sono soltanto gli attori a vivere molte esistenze: tutti conserviamo le tracce delle persone che siamo stati e di quelle che avremmo potuto essere. E anche quando pensiamo di averle dimenticate, il nostro corpo ne porta memoria. Abbiamo allora bisogno di uno specchio, di una storia che ci parli di noi, per riconoscere quegli inciampi che non riusciamo a evitare, quegli slanci che non riusciamo a compiere. È forse per questo che da millenni continuiamo a sederci davanti a un palcoscenico: per guardare qualcuno fingere di essere un altro e scoprire, dentro quella finzione, qualcosa che somiglia terribilmente a noi stessi.

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