La distanza giusta tra sé e l'altro
La distanza giusta di Romeo Gìpari racconta l'incontro a Trieste tra Davide Corsini, medico quarantottenne chiuso in una solitudine difensiva, e Andrés Villalobos, giovane venezuelano in attesa di asilo. Il romanzo costruisce con passo misurato la progressione di un legame che costringe entrambi a fare i conti con ciò che hanno negato: Davide con la propria identità a lungo nascosta, Andrés con la perdita di tutto tranne il desiderio di restare. Gìpari scrive senza enfasi e senza morale, mantenendo quella distanza calibrata che il titolo stesso dichiara. Il risultato è un coming out tardivo raccontato senza parabole, e una storia d'amore tra un uomo protetto e uno sradicato in cui nessuno dei due è metafora dell'altro. Un romanzo maturo, con qualche ridondanza nelle sezioni centrali, ma con una direzione che non vacilla.
Romeo Gìpari, La distanza giusta. Una storia di cura, confini e desiderio
(Independently published, 2026)
C'è un paradosso al centro di questo romanzo: un uomo che ha imparato a vivere con precisione chirurgica — la sveglia alle sei e trenta, il parcheggio al terzo livello settore B, diciassette minuti di tragitto se non piove — incontra qualcuno che manda in pezzi ogni misura. E la storia che ne nasce non è la storia di una resa, ma di un recupero.
Davide Corsini, medico quasi cinquantenne a Trieste, è costruito come personaggio con una coerenza rara: la sua solitudine non è malinconia da romanzo, è una scelta attiva, difensiva, consolidata in anni di autoesclusione da Milano e da tutto quello che Milano rappresenta — il matrimonio con Laura, la menzogna prolungata, il sé negato. Quando entra Andrés Villalobos, venezuelano in attesa di asilo, il meccanismo si inceppa non per improvviso slancio emotivo ma per accumulazione lenta di contatti, di cure, di attenzione. Gìpari gestisce bene questa progressione: la spalla visitata, il taglio alla mano medicato, la cena, l'avvocato trovato con una bugia, il numero di telefono scritto con la calligrafia tremante. Ogni passo è motivato, niente cade dal cielo.
Il romanzo ha una struttura solida in cinque parti che segue fedelmente l'arco emotivo dei due personaggi — dall'incontro alla crisi, dalla crisi alla scelta — senza scorciatoie e senza il lieto fine delle favole. La scena del furto dei documenti che precipita la storia verso la sua crisi più acuta, il confronto sul divano dove Andrés dice a Davide quello che nessuno vuole sentirsi dire (Ti stai con me perché mi fai sentire necessario?), la domanda brutale sul Venezuela (Verresti con me?) che rimane senza risposta: questi sono momenti in cui il romanzo sale di tono, si fa più vero di quanto la trama richieda.
Andrés è costruito con altrettanta cura. Non è la vittima passiva che attende di essere salvata, né il simbolo di qualcosa — è un uomo con una storia precisa, una data tatuata sul fianco, un amico morto di nome Carlos, una macchina fotografica analogica comprata con quaranta euro quando ne costava cinquanta. Il venditore del mercatino che gliela cede lo stesso — sembri uno che sa cosa farsene — è uno dei dettagli più riusciti del libro: piccolo, laterale, ma giusto.
La voce narrativa mantiene lungo tutto il romanzo quella distanza misurata che il titolo dichiara. Gìpari scrive senza sottolineare, senza enfasi, senza commento morale. Quando Davide piange la notte dell'intimità con Andrés, il testo non lo spiega e non lo celebra: lascia che accada. È la scelta giusta per questo tipo di storia.
Il romanzo ha qualche ridondanza nelle sezioni centrali — alcune riflessioni sull'ascolto e sull'apertura vengono dette più di una volta — e la cerimonia del capitolo 17, con i suoi personaggi radunati come in un finale corale, è forse troppo ordinata rispetto alla trama precedente. Ma sono imperfezioni secondarie in un libro che ha il coraggio di raccontare un coming out tardivo senza trasformarlo in parabola, e una storia d'amore tra un uomo protetto e uno sradicato senza fare del secondo una metafora del primo.
La distanza giusta è la prova di uno scrittore che sa dove vuole arrivare e come arrivarci. Non sempre il passo è sicuro, ma la direzione non vacilla mai.
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