La distanza giusta
Per due venerdì al mese presta servizio come volontario in un ambulatorio della Caritas. È in questo contesto che incontra Andrés Villalobos, venticinquenne venezuelano in attesa di asilo politico. Andrés lavora in nero, vive in un centro di accoglienza e porta sul corpo e nella memoria le conseguenze di una fuga forzata. Il loro primo incontro, apparentemente circoscritto al rapporto medico-paziente, incrina da subito l’equilibrio di Davide: lo sguardo di Andrés, il contatto fisico durante una visita, la sua vulnerabilità rendono improvvisamente instabile la distanza che Davide ha sempre considerato necessaria.
Quando Andrés si ferisce sul lavoro e rischia di aggravare la propria posizione già precaria, Davide supera i confini del ruolo professionale e decide di aiutarlo anche sul piano legale, mettendolo in contatto con un’avvocata specializzata in diritto d’asilo e accompagnandolo nel complesso percorso burocratico. Da quel momento, il loro rapporto si intensifica: gli incontri diventano più frequenti, le conversazioni più personali, la reciproca attenzione sempre meno difendibile come semplice solidarietà.
Andrés racconta la propria storia: la giovinezza a Caracas, il sogno di diventare fotografo, le proteste del 2017, la morte di un amico sotto i colpi della polizia e il momento in cui le sue fotografie lo rendono identificabile dalle autorità, costringendolo a nascondersi e infine a lasciare il Paese. Davide, a sua volta, è spinto a confrontarsi con il proprio passato: un’educazione rigida, l’omosessualità mai accettata, un matrimonio vissuto come rifugio e come menzogna, una vita organizzata per ridurre al minimo il rischio emotivo.
Tra i due nasce un legame profondo, fatto di attrazione, ascolto e riconoscimento reciproco. Tuttavia Davide è paralizzato dal timore di oltrepassare una soglia etica ed emotiva che considera pericolosa: teme di approfittare della fragilità di Andrés, di confondere cura e desiderio, di esporsi a una perdita che non sa se sarebbe in grado di affrontare. Quando Andrés prende l’iniziativa e rende esplicito il sentimento che li lega, Davide si ritrae, scegliendo ancora una volta la sicurezza della distanza.
La separazione è breve ma dolorosa. L’imminente audizione per la richiesta d’asilo riporta Andrés all’ambulatorio, malato e stremato. Davide comprende allora che quella che ha sempre definito “la distanza giusta” è in realtà una forma di rinuncia. Decide di affrontare la propria paura e di assumersi il rischio di un legame autentico, scegliendo di restare, di esporsi, di non fuggire più.
La distanza giusta è un romanzo intimo e misurato sull’incontro tra due solitudini e sull’equilibrio fragile tra responsabilità e desiderio, protezione e abbandono. Una storia sull’amore come scelta consapevole e rischiosa, e sulla possibilità di smettere di nascondersi per imparare, finalmente, a restare.
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Recensioni e articoli
La distanza giusta: quando l’amore nasce sul confine fragile della cura — Romeo Gìpari
La distanza giusta, di Romeo Gìpari, è un romanzo ambientato a Trieste che intreccia amore, cura, migrazione e ricerca di sé. Al centro della storia ci sono Davide Corsini, medico internista segnato da una vita di silenzi e rinunce, e Andrés Villalobos, giovane venezuelano in attesa di protezione internazionale. Il loro incontro, nato in un ambulatorio della Caritas, mette in crisi i confini tra aiuto, responsabilità e desiderio. Attraverso una narrazione intima e civile, il romanzo esplora il bisogno di vicinanza senza cancellare la libertà dell’altro, interrogandosi sul significato profondo della “distanza giusta”. Leggi tutta la recensione
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La distanza giusta tra sé e l'altro — Romeo Gìpari
La distanza giusta di Romeo Gìpari racconta l'incontro a Trieste tra Davide Corsini, medico quarantottenne chiuso in una solitudine difensiva, e Andrés Villalobos, giovane venezuelano in attesa di asilo. Il romanzo costruisce con passo misurato la progressione di un legame che costringe entrambi a fare i conti con ciò che hanno negato: Davide con la propria identità a lungo nascosta, Andrés con la perdita di tutto tranne il desiderio di restare. Gìpari scrive senza enfasi e senza morale, mantenendo quella distanza calibrata che il titolo stesso dichiara. Il risultato è un coming out tardivo raccontato senza parabole, e una storia d'amore tra un uomo protetto e uno sradicato in cui nessuno dei due è metafora dell'altro. Un romanzo maturo, con qualche ridondanza nelle sezioni centrali, ma con una direzione che non vacilla. Leggi tutta la recensione
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