Johann Sebastian Bach: Ero un genio e non lo sapevo
Johann Sebastian Bach si destreggiava tra figli, caffettiere, cantate e burocrazie tediose. Credeva di scrivere per Dio e invece lo assumeva, Dio, come accompagnatore precario al basso continuo. Questo libro, frutto di copiose deviazioni mentali dell’autore, raccoglie pensieri, invettive, scale temperate in do maggiore. C’è il Bach che impreca al clavicembalo, quello che si perde cercando una rima con Pfennig, e c’è soprattutto quello che non sa di essere la stele di Rosetta della musica del mondo. Un libro che trotterella e suda, come il preludio che non sa dove finire. Un libro che si legge con una mano sola, mentre l’altra è impegnata a suonare un organo a canne invisibile. Un tedesco, prima del Romanticismo. Che è come dire un vulcano che compone in silenzio. E mentre l’Europa si pettinava le parrucche, lui masticava il mondo in chiave di Sol.
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