Controcorrente: La storia di una donna che ha smesso di tacere
«Non voglio morire senza averci provato.»
C'è un dolore che non ha nome. Per chi perde un marito esiste la parola vedova. Per chi perde i genitori esiste orfano. Ma non esiste nessuna parola per una madre la cui figlia è viva e, insieme, assente.
Luisa Pesarin arriva a Bolzano che ha tre anni e parla soltanto il dialetto veneto. Cresce in un quartiere diviso a metà, tra due lingue che si sfiorano e a volte si scontrano, e impara prestissimo il mestiere che avrebbe fatto per tutta la vita: stare in mezzo. Tradurre.
Per oltre vent'anni lavora dentro le istituzioni, tra Questura e Prefettura, come interprete e traduttrice. Da lì vede il volto più crudo del Paese — quello che quasi tutti conoscono solo dai notiziari — e impara che dietro ogni pratica c'è sempre una persona. Poi, a cinquant'anni, ricomincia da capo.
Ma la prova più dura non arriva dal lavoro. Arriva da un'accusa infondata e da un processo lungo anni, che sceglie di combattere fino in fondo rifiutando di patteggiare una colpa che non ha, e che si chiude con la formula più piena che esista. Arriva da una famiglia che si spezza. Da una figlia allontanata giorno dopo giorno, con una lentezza chirurgica. Da un padre che muore chiamando un nome che nessuno viene a ritirare.
Controcorrente è il racconto di come si sopravvive a tutto questo senza diventare cinici. È un libro sulle ferite che non lasciano lividi: la manipolazione che erode l'autostima un grado alla volta, il gaslighting che ti fa dubitare della tua stessa memoria, il silenzio che protegge chi fa del male e isola chi lo subisce. E sulla scoperta che dare un nome a una ferita è già cominciare a guarirla.
Dal dolore nasce un luogo: Il Divano Giallo, uno spazio di ascolto per chi non viene mai ascoltato, e la collana di racconti che ne è germogliata. Perché la cosa peggiore che ti è capitata può diventare, se lo decidi, la cosa più utile che hai da offrire.
Questo non è un libro politico, né un libro di denuncia. È la storia di una donna che ha smesso di tacere — e di come si risale una corrente, un giorno alla volta.
Per chi ha attraversato una ferita invisibile e si è sentito dire che esagerava. Per chi ha perso qualcuno che è ancora vivo. Per chi ha ricominciato quando tutti dicevano che era tardi.
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