Il tempismo non esiste: Stanza o armadio?
Ludovica Sangiorgio ha trentotto anni e un mestiere che consiste nel decidere quando una cosa è pronta. In una casera della Valsassina batte le forme di formaggio con un martelletto e sente il vuoto che hanno dentro. Conosce a memoria la data d'ingresso di ottocentododici forme, la scadenza del bollo, quella della caldaia, quella del collirio di sua madre.
Conosce anche una data che non è la scadenza di niente, e che non ha mai detto a nessuno.
Il 16 marzo, in cooperativa, arriva un consulente. Si chiama Davide Prandi, è alto uno e novantasei, e nove anni fa aveva la scrivania a sei metri dalla sua. Per cinque anni si sono scritti tutti i giorni dentro un thread di posta interna intitolato Re: partita 4471, parlando di formaggio e di tutt'altro, senza firmarsi mai e senza dirsi niente.
Nella stessa settimana, sul cantiere della baita di famiglia, arriva l'architetto Andrea Invernizzi. Lo conosce da trentun anni. Le ha già chiesto due volte di ricominciare, nel 2006 e nel 2014, e tutte e due le volte è arrivato con qualche mese di anticipo o qualche anno di ritardo.
E in fondo al solaio di quella baita, dentro una cartellina blu, ci sono ottantadue pagine che suo marito non deve trovare.
Fra un gruppo di cammino del giovedì con un regolamento scritto di due pagine, una suocera che fa il brasato, una signora con il piumino viola che le ruba lo yogurt e ottocento forme che diventano quello che devono diventare, Ludovica passa un anno intero a scoprire una cosa semplice e scomoda: che le scadenze le sa tutte, ma nessuno le ha mai insegnato a riconoscere il momento in cui una cosa è davvero pronta.
Una commedia sentimentale lombarda su tempismi disastrosi, cose non dette e latte che non è mai davanti.
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