La Crisalide e la lama

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La Crisalide e la lama
Autore
Massimiliano Serino Massimiliano Serino
Pubblicazione
29/04/2026
Valutazione
1
Categorie
In un gelido inverno del Nevada, il marshal Aaron Rosebud si ritrova coinvolto in una spirale di sangue e mistero che travolge la città di Reno e le sue anime più fragili. Una serie di omicidi brutali scuote il bordello più noto della zona, il Big Circle, lasciando dietro di sé corpi martoriati e una scia di interrogativi. Ma ciò che inizia come un’indagine di routine si trasforma presto in un viaggio nell’abisso della follia e della colpa. In un crescendo di tensione e rivelazioni, il lettore viene trascinato in un racconto che fonde il western crepuscolare con il thriller psicologico, fino a lambire i confini del gotico. Attraverso una narrazione intensa e viscerale, La Crisalide e la lama esplora i temi dell’identità di genere, del trauma e della vendetta, senza mai cedere al moralismo. I personaggi – prostitute, sceriffi, predicatori e reietti – si muovono in un mondo dove il bene e il male si confondono, e dove l’unico vero antagonista è un ombra.
Con una prosa evocativa e cinematografica, il romanzo si sviluppa come una confessione tardiva, un testamento di chi ha visto troppo e ha amato troppo tardi. Un’opera che lascia il lettore senza fiato, con la consapevolezza che non esistono mostri assoluti, ma solo esseri umani spezzati in cerca di salvezza.

Dall'autore pluripremiato di Favole Inquiete e L'Estate delle lumache colorate, un romanzo potente e visionario, che fonde il fascino del gotico vittoriano con la brutalità del western crepuscolare.

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Massimiliano Serino

Non è solo un thriller su Jack lo Squartatore; è un’autopsia dell’animaMassimiliano Serino

Recensione della Book blogger: Iolanda Rosa Fiore Recensito in Italia il 29 aprile 2026 «Io cercavo una storia. L’avevo inseguita per anni come un figlio mai avuto, un frammento di vita che sarebbe rimasto aggrappato a questo mondo oltre le mie spoglie mortali, illusorio lascito di eternità.» Tornare a immergermi nella scrittura di Massimiliano Serino per una seconda volta significa per me predispormi a osservare l'evoluzione di una penna già nota; eppure, devo ammettere che La Crisalide e la lama mi ha letteralmente stregata , travalicando ogni mia aspettativa. Nel panorama del thriller storico contemporaneo, raramente ci si imbatte in un’opera che utilizzi il genere come mero pretesto per un’indagine ontologica così spietata. Questo romanzo non è soltanto un viaggio nelle nebbie di Whitechapel o tra i ghiacci del Nevada; è, prima di tutto, il resoconto di una possessione letteraria. Il protagonista, Theo Natholys, incarna l’archetipo dello scrittore incurabile, un uomo che ha speso la vita inseguendo una storia che lo giustificasse. La sua ricerca della Chimera — quella narrazione suprema inseguita come un figlio mai avuto, unica illusione di eternità — eleva fin dalle prime pagine il romanzo a una riflessione profonda sull'atto creativo. L’autore dipinge la scrittura non come un dono pacificatore, ma come una ferita aperta, un disperato gesto di resistenza contro l'oblio. La vera tensione narrativa, prima ancora di addentrarsi nel sangue dello Squartatore, risiede nello specchio che Natholys pone davanti a se stesso: il terrore viscerale che la pagina resti bianca e che il tempo cancelli ogni traccia del passaggio umano. Egli domina la forma, capace di restituire parole che vibrano come "la danza di corteggiamento di un colibrì", eppure avverte l'assenza dell'anima. Il titolo stesso dell'opera si fa manifesto di questa paralisi: la "Crisalide" è l'artista prigioniero del proprio impeccabile guscio tecnico, incapace di bucare la superficie della realtà per mutare in qualcosa di più alto. Affinché la trasformazione avvenga, è necessaria una lama. Questa lama, questo strumento di rottura, si materializza attraverso un dualismo geografico e umano di straordinario impatto. Da un lato vi è Hispaniola, dominata dal calore voodoo e dalla ricerca di un invisibile che possa dare un senso al fallimento creativo; è il luogo dell'attesa, dove la spiritualità dei maroons rappresenta la speranza che precede la rivelazione. Dall'altro lato, vi è l'incontro fatale nella roboante confusione del Mardi Gras con il vecchio marinaio Aaron Rosebud. Quando la voce ruvida di anni e di fumo dell'ex Marshal inizia a raccontare la sua ballata di freddo e di sangue, il calore dei Caraibi viene improvvisamente risucchiato, precipitandoci nel gelo di Reno, nel 1891. È la fine della frontiera, il palcoscenico di un disincanto assoluto dove la violenza si fa quotidiana e il destino si compie inesorabile tra stradine fangose e sbuffi di vapore. È proprio tra questi ghiacci che si compie l’operazione letteraria e filosofica più coraggiosa di Serino: lo sgretolamento del mito. Attraverso la confessione di Rosebud, i cui occhi di cristallo riflettono un dolore antico, Jack the Ripper viene inesorabilmente spogliato della sua aura cinematografica e iconografica per essere restituito alla sua nuda e tragica umanità. Il "Male" perde la sua maiuscola metafisica; non è un demone da leggenda, ma il prodotto della miseria, dell'abbandono e della ferocia di un'America che ha fallito la sua promessa di redenzione. Ci si ritrova di fronte alla spaventosa desolazione di un assassino che era stato soltanto "un bambino mai amato". Come realizza amaramente Natholys di fronte a questa spaventosa perfezione, alla fine della pista non restano eroi da celebrare né demoni malvagi da gettare nella polvere, ma solo fragili esseri umani alla ricerca di sopravvivenza in un mondo sbagliato. In questa folgorante presa di coscienza si condensa l'intera cifra stilistica dell'autore: l'esplorazione spietata di quelle zone d'ombra dove i confini tra carnefice e vittima, tra preti e sfruttatori, si dissolvono in un grigio esistenziale di rara potenza drammatica, travalicando persino i confini della giustizia divina. L’autore scrive così un thriller che possiede l'intima nobiltà del classico. La sua prosa, capace di passare con assoluta naturalezza da descrizioni pittoriche e iridescenti a dialoghi asciutti e taglienti, dimostra una maturità stilistica che trascende definitivamente le etichette di genere. La Crisalide e la lama diventa, un formidabile atto di fede nella letteratura: ci ricorda che raccontare non serve a fornire risposte rassicuranti al mistero, ma a restare ostinatamente umani mentre lo si attraversa. Un romanzo doloroso, bellissimo e necessario, che trasforma il rigore dell’indagine storica in una sublime autopsia dell’anima.

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