Mostri di Calabria: Cattiveria, irriconoscenza, odio ingiustificato per bramosia di un potere effimero
Come in molte altre città le cose sono cambiate molto e in peggio. Ma in Calabria la metastasi che si diffonde si nota di più, fa ancora più male, contribuisce alla sua desertificazione.
Ogni iniziativa di qualità, nata dall’impegno e dalle risorse di pochi mecenati rimasti fedeli e innamorati, viene apprezzata se è anche un potenziale bottino per i ladri e i parassiti del potere.
Il caso di cui tratta il libro - la rapina di una Fondazione che impegnando milioni di euro aveva salvato dall’abbandono e dal degrado la storica Villa della famiglia del compositore cosentino Rendano, la chiusura come usava nel ventennio del primo giornale on line d’inchiesta, totalmente libero e letto perché autorevole in tutt’Italia da calabresi e non, le vessazioni contro i professionisti, taluni venuti da Torino o Milano, per far nascere un progetto innovativo e di qualità mobbizzati, mal sopportati dal ras cui avevo affidato il compito di tenere i rapporti con il territorio (essendo io residente a Roma e presente non più di due giorni a settimana facendo il pendolare), la banalizzazione come prassi e obiettivo, fino a provare a fare della Villa un mercato delle vacche - non è inutile, perché solo la conoscenza serve a battere l’ignoranza e l’avidità.
Ma in questa battaglia, giudiziaria e mediatica, siamo rimasti soli. Oltre che giurista sono soprattutto un esperto qualificato di comunicazione e contando anche sulle relazioni di stima con centinaia di giornalisti ho provato a far conoscere all’opinione pubblica nazionale l’oltraggio all’impegno civile, alla cultura non corriva, alla musica dei grandi compositori, al fascino della multimedialità ma NESSUNO ha risposto. Perché conto poco io dopo aver lasciato posizioni di vertice alle FS, in Sip, poi divenuta Telecom e in molti gruppi editoriali? Certo anche questo; ma se c’è un caso scandaloso, illegittimo o criminale occorre avere sulla giacca i riconoscimenti del buon lavoro fatto fino a quando ho deciso di lasciare a 54 anni le FS per non essere complice di una gestione dissennata del mitico ing. Cimoli.
La risposta è SI: della vera legalità, dell’impegno civile, non frega niente a nessuno. Per la mia frequentazione di Tribunali, specie da Roma in giù posso dire che è inutile contare sulla giustizia, in mano a una corporazione chiusa a riccio intoccabile e spesso inaffidabile.
In Italia i magistrati in gran parte non sono la soluzione ma un problema grosso come un pachiderma.
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