I silenzi dell’Aragonese: Un giallo a Ischia tra traffici, influencer e segreti di porto (Commissario del Tirreno Vol. 1) (Gennaro Esposito Commissario ... di Ischia tra giallo e noir mediterraneo)
Ischia, estate. Il mare fa finta di essere turistico. Sotto i camminamenti del Castello Aragonese qualcuno sposta casse, soldi e nomi.
Quando il commissario Gennaro Esposito, napoletano con la povertà cucita addosso e la giustizia come vizio, sbarca sull’isola, trova un suicidio troppo elegante ai Giardini La Mortella, un mozzo nordafricano scomparso, un furto di colazioni all’alba e la stessa sigla ovunque: A.R., che profuma di Aragonese più che di beneficenza.
Intorno a lui si muove un’isola vera: la blogger Daria che pubblica anche quando le cancellano il cloud, l’influencer Eva Bellavista che racconta l’isola nelle stories mentre cerca di non affondare col marito armatore, il funzionario Galli che timbra anche quello che non esiste, il capitano dello yacht Regina che sale al castello quando nessuno guarda e un ragazzino di Sant’Angelo che ruba i cornetti perché mangiare è meno rischioso che parlare.
Gennaro capisce presto che il castello è il vero molo dell’isola: di notte salgono casse per eventi, di giorno scendono profumi spagnoli, elettronica senza marchio, braccialetti con la corona nera. E ogni messaggio che arriva ha la stessa minaccia: Non tardare.
I silenzi dell’Aragonese è il primo volume della serie Gennaro Esposito – Commissario del Tirreno: un giallo mediterraneo teso, pieno di dialoghi vivi, ambientazioni riconoscibili (porto, Varco D, Sant’Angelo, Punta Imperatore, camminamenti del castello) e personaggi che sanno sporcare la scena. Qui il turismo è facciata, il porto è un registro parallelo, il mare è un complice.
Cosa trovi dentro: un morto che non si accontenta di morire, una rete di società A.R. collegate al castello, una barca che fa festa per coprire il contrabbando, un commissario che non scende a patti e un’isola intera costretta a scegliere da che parte stare. Finale ad alta tensione in banchina.
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