Nientecasillabi
Caro Lettore, che lungo il cammino della tua vita ti troverai sicuramente in una selva oscura, e che la diritta via avrai smarrita, non badar a quanto questa sia per te cosa dura e selvaggia e aspra e forte; affidati alla sapienza di questo libro e del ben che vi scoprirai.
Laudato sia, o tu Lettore, con tutte le tue letture, specialmente con questo frate libro che stai per sfogliare, il quale illuminerà la mente tua, perché è bello e radioso e splendente e del comico sapere altissimo porta significazione!
Ne sono autori i Macéta. Chi sono? Eran trecento, eran giovani e forti, ora sono due, Luca e Siro. Sono fratelli. Di che reggimento sono ‘stì fratelli (parola tremante nella notte)? Nessun reggimento, per carità: uno ha fatto l’obiettore di coscienza e l’altro è stato riformato. In più occasioni hanno ribadito che «se fossimo foco, arderemmo il mondo; ma siamo i Macéta, al massimo torremmo le donne giovani e leggiadre: le vecchie e laide le lasseremmo altrui».
Ad un primo approccio quest’opera tanto gentile e tanto onesta pare, che a leggerla ogne lingua deven tremando muta e addirittura li occhi no l’ardiscon di guardare. Poi, però, addentrandosi fra le pagine, par che sia una cosa venuta da cielo in terra a miracol mostrare, sì piacente a chi la mira, che dà per li occhi una dolcezza al core e va dicendo a l’anima: sospira.
Venendo ai contenuti del corpus poetico, va precisato che ci troverete un po’ di tutto: le donne, i cavallier, l’arme, gli amori, le cortesie, l’audaci imprese, il ribollir de’ tini, l’aspro odor de i vini, stracci di nubi chiare, tra il nero un casolare, la gloria maggior dopo il periglio, la fuga e la vittoria, la reggia e il tristo esiglio. Insomma, un corpus consistente e variegato, un corpus che va affrontato con la giusta predisposizione d’animo, un corpus pensato e prodotto con grande sensibilità.
Segno che quando i Macéta vanno di corpus fanno tanta poesia; magari meriggiando pallidi e assorti, spesso tra i pruni e gli sterpi, schiocchi di merli, frusci di serpi. Resta da capire, nello specifico, da cosa sia scaturita la loro ispirazione: da un bubbolìo lontano? dalla nebbia agli irti colli? dalla pioggia in un pineto? da sovrumani silenzi, e profondissima quiete? Forse da un’illuminazione d’immenso? Ai posteri l’ardua sentenza.
Laudato sia, o tu Lettore, con tutte le tue letture, specialmente con questo frate libro che stai per sfogliare, il quale illuminerà la mente tua, perché è bello e radioso e splendente e del comico sapere altissimo porta significazione!
Ne sono autori i Macéta. Chi sono? Eran trecento, eran giovani e forti, ora sono due, Luca e Siro. Sono fratelli. Di che reggimento sono ‘stì fratelli (parola tremante nella notte)? Nessun reggimento, per carità: uno ha fatto l’obiettore di coscienza e l’altro è stato riformato. In più occasioni hanno ribadito che «se fossimo foco, arderemmo il mondo; ma siamo i Macéta, al massimo torremmo le donne giovani e leggiadre: le vecchie e laide le lasseremmo altrui».
Ad un primo approccio quest’opera tanto gentile e tanto onesta pare, che a leggerla ogne lingua deven tremando muta e addirittura li occhi no l’ardiscon di guardare. Poi, però, addentrandosi fra le pagine, par che sia una cosa venuta da cielo in terra a miracol mostrare, sì piacente a chi la mira, che dà per li occhi una dolcezza al core e va dicendo a l’anima: sospira.
Venendo ai contenuti del corpus poetico, va precisato che ci troverete un po’ di tutto: le donne, i cavallier, l’arme, gli amori, le cortesie, l’audaci imprese, il ribollir de’ tini, l’aspro odor de i vini, stracci di nubi chiare, tra il nero un casolare, la gloria maggior dopo il periglio, la fuga e la vittoria, la reggia e il tristo esiglio. Insomma, un corpus consistente e variegato, un corpus che va affrontato con la giusta predisposizione d’animo, un corpus pensato e prodotto con grande sensibilità.
Segno che quando i Macéta vanno di corpus fanno tanta poesia; magari meriggiando pallidi e assorti, spesso tra i pruni e gli sterpi, schiocchi di merli, frusci di serpi. Resta da capire, nello specifico, da cosa sia scaturita la loro ispirazione: da un bubbolìo lontano? dalla nebbia agli irti colli? dalla pioggia in un pineto? da sovrumani silenzi, e profondissima quiete? Forse da un’illuminazione d’immenso? Ai posteri l’ardua sentenza.
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