IL LIBRO DI CUCINA ITALIANA L'arte di mangiare bene (Edizione Tradotta e Illustrata): THE ITALIAN COOK BOOK - RICETTE PRATICHE DELLA CUCINA ITALIANA - 1919
Il The Italian Cook Book: The Art of Eating Well di Maria Gentile, pubblicato nel 1919 dalla The Italian Book Co. a New York, rappresenta uno dei primi e più significativi tentativi di popolarizzare la cucina italiana negli Stati Uniti. Scritto in inglese e firmato da Maria Gentile, il volume aveva lo scopo di introdurre le famiglie americane ai principi e ai sapori della gastronomia italiana.
La sua uscita coincise con il periodo immediatamente successivo alla Prima guerra mondiale, quando nelle case americane si insisteva sempre più sui valori del risparmio, dell’economia domestica e della preparazione di cibi nutrienti e gustosi. Il ricettario della Gentile mise esplicitamente in evidenza come la cucina italiana incarnasse queste virtù: essa veniva presentata come “gustosa”, come dimostravano le testimonianze di coloro che avevano mangiato in trattorie o abitazioni italiane; “salutare”, comprovata dal “vigore e dalla floridezza degli uomini e delle donne d’Italia”; ed “economica”, riflesso dell’innata “parsimonia della stirpe italiana”.
Gentile definì il suo lavoro non come un “libro pretenzioso”, ma come una raccolta di “ricette pratiche della cucina italiana”, concepite per essere “il più chiare e semplici possibile”. L’opera dava risalto alla Cucina Casalinga d’Italia, raffigurando un “popolo semplice e amabile” che aveva saputo padroneggiare “l’arte di vivere bene e di trarre il massimo dalla vita con spese moderate”. Pur riconoscendo che alcuni piatti non fossero esclusivamente italiani, li presentava comunque come caratteristici della cucina domestica diffusa in tutta la penisola.
A differenza della prevalente trasmissione orale ed esperienziale delle ricette dell’Italia meridionale—passate di donna in donna, variabili per regione e per tradizione familiare, che influivano sull’uso di ingredienti come il pane grattugiato per i ripieni o le frittate—, il libro della Gentile offriva una codificazione scritta. L’attenzione era rivolta soprattutto alla cucina italiana in generale, più che a specialità strettamente regionali.
The Italian Cook Book affrontava inoltre alcune abitudini culinarie specificamente americane e introduceva nuovi ingredienti al pubblico statunitense. Gentile sottolineava l’entusiasmo diffuso per gli spaghetti anche oltre i confini italiani e confermava che il concentrato di pomodoro per il sugo fosse facilmente reperibile presso i numerosi negozi di generi alimentari italiani presenti nelle città americane. Avvertiva esplicitamente di non utilizzare surrogati come ketchup o zuppe di pomodoro concentrate. Allo stesso modo, affrontava la tendenza americana a stracuocere la pasta, prescrivendo invece un tempo preciso di “soli dodici o quindici minuti” in acqua bollente, affinché non perdesse la sua consistenza. Pur ammettendo che spezzare gli spaghetti, sebbene non consueto in Italia, potesse essere accettabile, riconosceva che il saperli avvolgere con destrezza sulla forchetta “non è privilegio di tutti”.
Il libro serviva anche a educare i lettori americani su alcuni prodotti tipici italiani. Ad esempio, la Gentile spiegava che i carciofi erano stati importati solo di recente negli Stati Uniti e che “cominciavano appena a farsi strada nelle cucine americane”. Definiva inoltre le “zucchini” come “una piccola varietà di zucca disponibile presso i venditori di ortaggi italiani”, segnalando la novità di questo termine nel lessico gastronomico americano dell’epoca. Le ricette spaziavano da piatti delle regioni del Nord—Genova, Piemonte, Venezia, Milano—a specialità del Sud, includendo preparazioni a base di uccelli, baccalà, anguille, braciuole e lepri in umido, molti dei quali sarebbero risultati allora largamente sconosciuti al pubblico statunitense.
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