Una lettera del 1943: Roma città aperta

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Una lettera del 1943: Roma città aperta
Autore
Antonio Pluchinotta
Pubblicazione
06/06/2025
Riassunto del testo Una lettera del 1943
Il testo è un racconto storico romanzato ambientato a Roma nel 1943, durante la Seconda guerra mondiale, e segue le vicende del giudice Casu e del giovane seminarista italo-americano Roberto Di Caro.
Contesto storico
Nel luglio 1943, i bombardamenti alleati colpiscono Roma causando migliaia di vittime e danni ingenti. In questo clima di terrore, il giudice Casu si preoccupa per la sorte della città eterna e, temendo una battaglia urbana devastante, decide di agire per salvare Roma.
Tentativo diplomatico per dichiarare Roma "Città Aperta"
Casu, uomo di profonda coscienza civile, si rivolge a un monsignore vaticano per intraprendere un’iniziativa diplomatica. Gli viene presentato Roberto Di Caro, seminarista con doppia cittadinanza e incarichi segreti per la protezione degli ebrei. Insieme decidono di contattare il Colonnello Kurtz, comandante tedesco di Roma, per convincerlo a dichiarare la città "città aperta".
La trattativa con i tedeschi
Dopo diversi incontri con Kurtz, i due elaborano un piano audace: offrire in cambio della neutralità di Roma un presunto manoscritto bizantino di inestimabile valore, il "Codex Purpureus Antiquissimus". Il manoscritto in realtà non esiste, ma Roberto riesce a reperire un codice simile negli archivi vaticani e a presentarlo come autentico. L'inganno funziona, Kurtz ottiene l’approvazione da Himmler e Roma viene dichiarata "città aperta" il 14 agosto 1943.
Arresto del seminarista e successiva liberazione
Dopo l’armistizio dell’8 settembre, Roma viene occupata dai tedeschi. Durante il rastrellamento del Ghetto il 16 ottobre, Roberto viene arrestato mentre cercava di proteggere il rabbino capo e gli ebrei. Non rivela la sua vera identità per non compromettere la rete clandestina. Viene deportato, ma grazie a una lettera scritta di pugno da Papa Pio XII al Col. Kurtz, viene liberato in extremis mentre è già sul treno per la Germania.
Fuga e ritorno a Roma
Liberato, il seminarista affronta una fuga rocambolesca insieme al giudice Casu. Dopo una serie di eventi drammatici, compreso un confronto con partigiani diffidenti, riescono a tornare a Roma, passando per rifugi, conventi e ospedali. Roberto trova rifugio al Fatebenefratelli mentre Casu finge un trasferimento a Firenze per sfuggire ai controlli delle SS.
Conclusione
Il manoscritto ingannatore viene consegnato, Roma è risparmiata dalla distruzione e Roberto salva numerose vite con la sua opera clandestina. Il racconto si chiude con un epilogo morale, celebrando la scelta di sacrificare un singolo tesoro per salvare la città e i suoi abitanti.

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