Le case dei miracoli: Storie di un Piemonte perduto e un po' magico
Si presentava il giorno prima di Natale, tutti gli anni dal 1940, con la sua fisarmonica. Il ramingo non aveva un nome, così prendeva quello delle canzoni che portava nelle case piemontesi di un tempo lontano. Garbato e misterioso, non disse mai niente di sé. Camminando e bussando alle porte, raccoglieva storie, da sempre, essendo eterno.
Il ramingo conobbe una famiglia che ne aveva tante, da raccontare. Storie di collina, di lavoro duro, storie di vino e di nobiltà, di notti in bicicletta per correre a Torino, di piccoli drammi vissuti da piccole bambine. Cronache che vivono attraverso le generazioni in cerca di un narratore.
Portando un po’ di magia, il ramingo venne accolto e guadagnò un nuovo nome, da una vecchia canzone popolare: Baciami Teresa.
Così nutrì la sua anima con i racconti di Carlo, Catlinìn, Tino, Angela e delle loro case, desiderate e amate. Storie delle terre del Roero, difficili da credere, eppur vere. Piene di quella magia che, a ben guardare, si nasconde ovunque.
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Un pizzico di realismo magico ci porta a sorridere di alcune ingenuità di provincia e, appena dopo, lodare la saggezza di uomini e donne che hanno costruito il presente con il loro lavoro e la generosità del cuore. Desiderare una dimora che pare irraggiungibile e correre verso il destino quando il sogno si presenta a portata di mano; combattere l'ingiustizia delle caste e vivere le piccole rivincite degli umili quando trionfano; accettare la magia e sognare. Queste storie sono vere, raccontate e tramandate. Quel poco di incredibile fa parte del gioco, fa parte del viaggio nello straordinario che ha illuminato ogni giorno ordinario.
Fotografie (in lettere) del Piemonte di metà '900, quando la guerra iniziava e l'Italia intera era pronta a cambiare di nuovo, lasciarsi alle spalle il regno, l'impero, il passato e guardare verso nuovi assetti e nuovi poteri da misurare. "Le case dei miracoli" non è un saggio, ma un salvataggio. Un deposito cauzionale di vicende che l'autore ha ascoltato di prima mano e non potevano andare perdute. Dietro ogni narrazione ci sono le mille risate, i sospiri e l'attenzione di chi, intorno a un tavolo, ha udito i nonni trasmettere la loro vita come sempre si è fatto e ancora si farà.
La curiosa storia di Lino che lavorava alla FIAT "Grandi Motori" e viene chiamato, per le sue abilità di fabbro, ad aprire la cassaforte delle paghe, bloccata proprio nel giorno peggiore; la buffa, ma vera, vicenda dei tre fratelli che vogliono dividere il contenuto di una botte in parti uguali; il personaggio magico del ramingo, che realmente girava il mondo apparendo nelle case di campagna lo stesso giorno ogni anno.
Non c'è niente di più fantasioso della realtà.
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Finalista al premio "Mondofuturo", autore di romanzi pubblicati da editori e racconti apparsi su riviste di generi diversi, Federico Tamanini adora la storia, in particolare quando è quella che ha sempre sentito raccontare.
Il ramingo conobbe una famiglia che ne aveva tante, da raccontare. Storie di collina, di lavoro duro, storie di vino e di nobiltà, di notti in bicicletta per correre a Torino, di piccoli drammi vissuti da piccole bambine. Cronache che vivono attraverso le generazioni in cerca di un narratore.
Portando un po’ di magia, il ramingo venne accolto e guadagnò un nuovo nome, da una vecchia canzone popolare: Baciami Teresa.
Così nutrì la sua anima con i racconti di Carlo, Catlinìn, Tino, Angela e delle loro case, desiderate e amate. Storie delle terre del Roero, difficili da credere, eppur vere. Piene di quella magia che, a ben guardare, si nasconde ovunque.
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Un pizzico di realismo magico ci porta a sorridere di alcune ingenuità di provincia e, appena dopo, lodare la saggezza di uomini e donne che hanno costruito il presente con il loro lavoro e la generosità del cuore. Desiderare una dimora che pare irraggiungibile e correre verso il destino quando il sogno si presenta a portata di mano; combattere l'ingiustizia delle caste e vivere le piccole rivincite degli umili quando trionfano; accettare la magia e sognare. Queste storie sono vere, raccontate e tramandate. Quel poco di incredibile fa parte del gioco, fa parte del viaggio nello straordinario che ha illuminato ogni giorno ordinario.
Fotografie (in lettere) del Piemonte di metà '900, quando la guerra iniziava e l'Italia intera era pronta a cambiare di nuovo, lasciarsi alle spalle il regno, l'impero, il passato e guardare verso nuovi assetti e nuovi poteri da misurare. "Le case dei miracoli" non è un saggio, ma un salvataggio. Un deposito cauzionale di vicende che l'autore ha ascoltato di prima mano e non potevano andare perdute. Dietro ogni narrazione ci sono le mille risate, i sospiri e l'attenzione di chi, intorno a un tavolo, ha udito i nonni trasmettere la loro vita come sempre si è fatto e ancora si farà.
La curiosa storia di Lino che lavorava alla FIAT "Grandi Motori" e viene chiamato, per le sue abilità di fabbro, ad aprire la cassaforte delle paghe, bloccata proprio nel giorno peggiore; la buffa, ma vera, vicenda dei tre fratelli che vogliono dividere il contenuto di una botte in parti uguali; il personaggio magico del ramingo, che realmente girava il mondo apparendo nelle case di campagna lo stesso giorno ogni anno.
Non c'è niente di più fantasioso della realtà.
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Finalista al premio "Mondofuturo", autore di romanzi pubblicati da editori e racconti apparsi su riviste di generi diversi, Federico Tamanini adora la storia, in particolare quando è quella che ha sempre sentito raccontare.
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