Per Eloisa mantenere il distacco è sempre stata una priorità. Fin dall’adolescenza ha capito che i sentimenti non portano mai niente di buono. Affezionarsi a qualcuno alla lunga portava solo dolore.
Lei non avrebbe fatto l’errore di sua madre. Decisamente l’amore non faceva per lei.
Solo una volta si era illusa e a causa di questa illusione aveva rischiato di morire. Non ci sarebbe più cascata. In fondo tutte quelle teorie sull’amore, sui sentimenti, di cui tutti disquisivano ampiamente erano solo un mucchio di cliché. Delle illusioni.
E poi chi aveva bisogno di emozioni… di sentimenti? Non lei, che si vantava con se stessa di essere una donna molto razionale e pragmatica. Non sentiva il bisogno di indulgere in quelle fantasie. Non permetteva a nessuno di superare le spesse mura che si era costruita attorno al cuore.
Ma allora perché ora le bastava sentire suonare quel maledetto violino per commuoversi e a mettere in discussione tutto quello che era sempre stata?
E cos’era quello strano rimescolio interno quando incontrava quel musicista dagli occhi ambrati come quelli di una tigre?
Elliot non era che un involucro vuoto, l’unica emozione che si permetteva di provare era il senso di colpa, che lo sovrastava e lo annichiliva, non aveva più niente da dare né voleva avere qualcuno vicino… non lo meritava. L’unico sfogo che si permetteva era il suo violino, quando suonava, per pochi momenti, riusciva ad emergere dalla sua depressione.
Allora perché ora, dopo tanto tempo, quella donna gli faceva provare qualcosa? Avrebbe combattuto per non cedere, non era il suo destino essere felice.