Dalla Prefazione di "Antonio Di Lallo".
il Poeta ci sbatte in faccia venti perle grezze di pura poesia urbana, toccando temi e argomenti che ci faranno riflettere e anche piangere... Scorrono via le parole tra gli orrori del quotidiano e le bellezze perdute nei ricordi ancestrali che accomunano la razza umana soprattutto nel soffrire. Le poche gioie della vita, il fluire del sangue come metafora della sopravvivenza alla routine, il riso nel pianto, ogni piccolo attimo o frammento della esistenza terrena viene magistralmente descritta in poche righe, nelle quali il poeta si apre al mondo e ai suoi lettori come non ha mai fatto prima. Cè Dio in questi scritti, non quello del Nuovo Testamento, bensì il Padre Severo e Punitivo pronto a rimetterti in riga dopo ogni grave errore e ammanco che hai fatto nei riguardi dell’esistenza. Una critica meta-religiosa dell’uomo, smarrito negli altri e mai in sé che fugge il confronto con le passioni per rintanarsi nei costrutti cercando di affrontare ogni giorno il mondo in modo positivo, perdendo. La grandezza di Carlo – usiamo il suo nome d’arte- è ciò: farci capire che questa è la nostra vita e sta finendo un secondo alla volta.
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